"Posizionando questa impalcatura postmoderna nel mezzo ci puoi separare il di qua dal di là, l’area ingresso dalla zona letto e dalla nicchia per la lavatrice. Articolandola nei miei quarantacinque metri quadrati, l’ambiente sembra l’incrocio tra la fusoliera di un sottomarino e i corridoi ombrosi di un laboratorio di analisi: del tutto controindicato come nido accogliente per una divorziata e il suo cucciolo part-time.
Componendo a incastro questi tubi, ripiani, viti e bulloni, sono possibili milioni di combinazioni. Sul catalogo per tale meraviglia si sprecano i sostantivi: guardaroba, libreria, scaffalatura, separatore d’ambiente, portatutto, riassumicasino.
Ogni componente si può montare a qualsiasi altezza, snodare in ogni posizione. Nelle celebrate illustrazioni per l’assemblaggio, il manichino montatutto IKEA sfoggia posizioni estreme degne di un kamasutra del fai-da-té." (tratto dal racconto STOLMEN - People from IKEA)
martedì 22 marzo 2011
venerdì 11 marzo 2011
Il primo estratto, per i curiosi.
“Cara, è che si vede subito che questo affare dieci anni non dura, e neanche cinque”.
“Meno male, ma'. Se questo dura dieci anni vuol dire che sono ancora single, zitella disperata, che sono ancora in una casa in affitto, con un lavoro che è più simile a fare volontariato. Io questo ‘affare’, come lo chiami tu, lo voglio buttare prima. Molto prima. Magari tra un mese, tra un anno. Sarebbe bellissimo”.
(tratto dal racconto ANEBODA - People from IKEA)
“Meno male, ma'. Se questo dura dieci anni vuol dire che sono ancora single, zitella disperata, che sono ancora in una casa in affitto, con un lavoro che è più simile a fare volontariato. Io questo ‘affare’, come lo chiami tu, lo voglio buttare prima. Molto prima. Magari tra un mese, tra un anno. Sarebbe bellissimo”.
(tratto dal racconto ANEBODA - People from IKEA)
lunedì 7 febbraio 2011
Scrivere in IKEA
Flash dalla Generazione IKEA
L’ambiente intorno a me era chiaro, allestito come un soggiorno. C’erano due divani bianchi, mensole di cristallo, lampade a stelo, scaffali impreziositi da libri e CD. Ovunque erano disposti accessori dall’apparenza discreta - portapenne, scatole, cuscini - che davano all’insieme verosimiglianza e calore. Ero a mio agio. Era come essere a casa di un vecchio amico. Ero all’IKEA. Sedevo su una SKRUVSTA a rotelle rivestita in tessuto IDHULT bianco, e posavo il mio portatite su un ammiratissimo VIRKA LARI in vetro e alluminio.
Da come i visitatori si avvicinavano ai prodotti esposti, dai ragionamenti necessari a valutare l’opportunità di un acquisto, dai loro prolungati silenzi davanti a un armadio a tre ante o a un appendiabiti di acciaio ritorto, da tutto questo trasparivano infinite storie possibili. Per tre mesi ho sbirciato l’intimità collettiva di una generazione che in IKEA trovava certezze.
Lì, dava forma alle scenografie di matrimoni, divorzi, nascite, traslochi, fughe, convivenze, trasferimenti. Tutte discontinuità a volte desiderate, magari a lungo sognate, altre volte temute e mal sopportate, con pochi dettagli sicuri nel presente e grandi incertezze a fare da quinte per il futuro.
Ho dovuto scriverne.
Tra poco uscirà il libro.
E voi? Chi siete, visitatori dell'IKEA?
Raccontatemi cosa vi attrae di uno scaffale carico di libri scritti in svedese? Cosa significa girare col carrellone tra le mani? Studiate il catalogo a casa o l'ispirazione viene direttamente lì, dentro lo scatolone giallo e blu?
ANDREA
Da come i visitatori si avvicinavano ai prodotti esposti, dai ragionamenti necessari a valutare l’opportunità di un acquisto, dai loro prolungati silenzi davanti a un armadio a tre ante o a un appendiabiti di acciaio ritorto, da tutto questo trasparivano infinite storie possibili. Per tre mesi ho sbirciato l’intimità collettiva di una generazione che in IKEA trovava certezze.
Lì, dava forma alle scenografie di matrimoni, divorzi, nascite, traslochi, fughe, convivenze, trasferimenti. Tutte discontinuità a volte desiderate, magari a lungo sognate, altre volte temute e mal sopportate, con pochi dettagli sicuri nel presente e grandi incertezze a fare da quinte per il futuro.
Ho dovuto scriverne.
Tra poco uscirà il libro.
E voi? Chi siete, visitatori dell'IKEA?
Raccontatemi cosa vi attrae di uno scaffale carico di libri scritti in svedese? Cosa significa girare col carrellone tra le mani? Studiate il catalogo a casa o l'ispirazione viene direttamente lì, dentro lo scatolone giallo e blu?
ANDREA
IKEA gli spot birichini...
Non tutti i paesi hanno voluto trasmettere questi spot. Se date un'occhiata al video capirete facilmente il perchè:
http://www.youtube.com/watch?v=WzMuax75s3M
http://www.youtube.com/watch?v=WzMuax75s3M
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